Intervista del mese a David Camponovo: «Il nostro club è stato fondato con una missione chiara»

David Camponovo ha avuto l’opportunità di confrontarsi con il grande maestro indiano
Ramachandran Ramesh durante il camp «Level Up» svolto a Chiavenna, in Italia.
David Camponovo vuole affermare il Ticino nel panorama scacchistico svizzero. In che modo il presidente del circolo scacchistico Aquile di Lugano intende raggiungere questo obiettivo? E cosa lo spinge ad agire?
In che modo intende affermare il Ticino nel panorama scacchistico svizzero?
Questo percorso è iniziato più di 25 anni fa con la nascita del Memorial Barbero, una manifestazione che nel frattempo ha superato la sua 25ª edizione. Il festival è nato da due intenzioni fondamentali: da un lato, si voleva onorare la memoria dell’indimenticabile GM Barbero, associandola a un alto livello sportivo e alla partecipazione di numerosi grandi maestri. Dall’altro, volevamo creare un torneo aperto a tutti – dai più giovani ai principianti senza punteggio ELO.
Cosa ha fatto concretamente?
Negli ultimi 15 anni ho ampliato continuamente le mie conoscenze e ho frequentato regolarmente seminari di psicologia e pedagogia, fino a conseguire nel 2023 il titolo di Istruttore FIDE. A livello organizzativo è stato dato vita al Grand Prix – una serie di tornei giovanili che si svolgono in tutto il Ticino – per offrire a tutti la possibilità di fare le prime esperienze negli scacchi agonistici e gettare così le basi per un successivo proseguimento dell’attività nei club di scacchi locali. In questo senso, nell’organizzazione, abbiamo voluto allargare a diverse località del Cantone i nostri tornei.
Che importanza riveste per lei la formazione scolastica nel campo degli scacchi?
Ho sempre dedicato grande attenzione alle attività scolastiche. La scuola è un luogo eccellente per avvicinare i bambini alla grande famiglia degli scacchi. È tuttavia fondamentale che ci sia un club che funga da catalizzatore e che trasformi questa prima curiosità in una passione duratura. Per questo avevo deciso nel 2023 di creare un club scacchistico prendendo il nome da squadra de Le Aquile di Lugano che avevano come team già partecipato alla storica Team-Cup. Nonostante le difficoltà iniziali e alcune voci critiche provenienti dagli ambienti dell’allora Federazione ticinese di scacchi, il club è stato fondato con una missione chiara: la promozione dei giovani talenti. Sono fermamente convinto che gli scacchi siano una vera e propria «scuola di vita», in grado di trasmettere valori importanti, migliorare il rendimento scolastico e favorire le relazioni sociali. Vedere come i giovani crescono grazie a questo sport è la mia più grande motivazione.
Come si è evoluto in seguito il suo impegno?
Con la nascita dei miei figli e l’inizio dei corsi estivi, il mio impegno è cresciuto ancora di più. Oggi, grazie anche a Le Aquile, in Ticino abbiamo un numero senza precedenti di giovani giocatori e giocatrici con un punteggio ELO. Lo considero un successo straordinario del nostro lavoro con le giovani leve. Allo stesso tempo, mi sono reso conto che il Ticino, a causa di una presenza troppo esigua nel settore giovanile, faticava ad affermarsi a livello nazionale. Per questo motivo, nel 2023 ho lanciato una sfida ambiziosa: portare a Lugano un torneo nazionale di qualificazione per i Campionati svizzeri. Gli obiettivi erano duplici: riportare il Ticino al centro della scena scacchistica nazionale e valorizzare Lugano come storica città degli scacchi. Attingendo al ricordo delle Olimpiadi del 1968, agli Open degli anni ’90 con il sostegno della Banca del Gottardo, al supporto della Federazione scacchistica ticinese e alla mia esperienza di editore e giornalista, siamo riusciti a organizzare presso l’USI (Università della Svizzera Italiana) un evento straordinario. È stato un successo logistico e collettivo, che ha ottenuto un impatto mediatico senza precedenti: perché gli scacchi devono essere raccontati se vogliono crescere. Durante l’evento abbiamo avuto la partecipazione da parte di tutti i club ticinesi, ciò che ha permesso alla manifestazione di coinvolgere in perfetta simbiosi non solo i ragazzi ma anche i responsabili delle varie società, gettando solide basi per sinergie future.
Lo scorso novembre la vostra associazione Aquile di Lugano ha organizzato per la prima volta in Ticino un torneo di qualificazione per il Campionato svizzero giovanile individuale (SJEM) U10/U12/U14/U16/U18. Qual è il suo bilancio di questa prima assoluta in Ticino?
Come detto, è stato un modo per avere collaborazione da parte di tutti i club ticinesi con grande coesione. È stato come vedere un sogno diventare realtà. Vivo costantemente di sogni che segnano ogni fase del mio percorso. Portare finalmente una manifestazione nazionale in Ticino, qui a Lugano, è stato il coronamento di questo percorso. Al di là della gioia personale, è fondamentale che il Ticino abbia dimostrato concretamente di saper organizzare in modo eccellente un evento di questa portata. I riscontri provenienti da ogni parte della Svizzera non solo hanno consolidato le relazioni strategiche, ma – possiamo dirlo apertamente – hanno reso il Ticino più «svizzero» e la Svizzera più «vicina» al Ticino. L’evento è andato ben oltre la semplice integrazione: ha rappresentato un nuovo inizio e ci permette di fissare, insieme agli altri 22 cantoni, obiettivi ambiziosi a beneficio del nostro sport.
Che effetto ha avuto questo evento a livello interno?
Anche a livello interno questo evento ha rivestito grande importanza, poiché i vari club hanno dovuto collaborare per affrontare questa nuova sfida. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al successo di questa iniziativa. In particolare un grande applauso va a Giovanni Laube. Infine, anche la copertura mediatica è stata eccezionale: i servizi della RSI, di Teleticino, della radio e dei giornali hanno portato gli scacchi in prima pagina, regalando un’enorme soddisfazione a tutto il nostro team organizzativo.
Cosa la spinge a organizzare nuovamente un torneo di qualificazione a Lugano dal 6 all’8 novembre 2026?
È una questione di carattere e di mentalità: sono sempre stato spinto a dare continuità alle cose in cui credo. Prendiamo la rivista «Ticino by Night»: è nata quasi come un esperimento, una sorta di start-up. Nonostante la perdita di un socio e le inevitabili difficoltà incontrate lungo il percorso, la rivista è solida e attiva da 27 anni. Questa determinazione si riflette in tutto: nel Memorial Barbero, giunto ormai alla sua XXVI edizione, e soprattutto nel mio impegno a favore dei giovani. Ho collaborato con molti club, ma cercavo una linea chiara e un orientamento ben definito che non ho trovato altrove. Così l’ho creato io stesso, coinvolgendo anche persone che magari hanno meno esperienza con gli scacchi, ma che nutrono una grande passione per questo gioco. Dato che il numero di giocatori e giocatrici di scacchi in Ticino è in crescita, dobbiamo pensare anche alle famiglie: le partecipazioni fuori sede comportano costi notevoli – pernottamenti, viaggi e giorni di vacanza – che non tutti i genitori possono permettersi. Portare un torneo di qualificazione a Lugano abbatte questi ostacoli. Per molti giovani il 2026 potrebbe essere l’anno del loro primo torneo di qualificazione: un’occasione per avvicinarsi a questo mondo e proseguire poi a livello più professionale con il gioco degli scacchi.
C’è ancora qualcosa di importante da aggiungere riguardo al torneo di qualificazione?
Quest’anno ci trasferiremo inoltre al Palazzo dei Congressi. Sebbene ciò comporti un onere finanziario maggiore rispetto alla splendida sede dell’USI, alla quale desidero rinnovare i miei ringraziamenti per l’eccellente collaborazione, è importante realizzare questo sogno: vogliamo riportare il grande gioco degli scacchi nella sede storica del Lugano Open. Saremo in pieno centro città, vicino al Parco Ciani, e intendiamo coinvolgere anche i negozi locali per far rivivere la grande tradizione scacchistica di Lugano. Infine, anche la scelta del periodo non è casuale: novembre è bassa stagione. Con questa iniziativa sosteniamo il turismo in un periodo più tranquillo e, allo stesso tempo, offriamo a Lugano una piattaforma prestigiosa. Ringrazio partner come San Salvatore, Splash & Spa, Swissminiatur e Tamaro Park: avranno l’opportunità di presentarsi a oltre 200 famiglie provenienti da tutta la Svizzera. Inoltre, lo svolgimento dell’evento durante le vacanze di Ognissanti permette ai giovani di evitare il viaggio il venerdì e di concentrarsi completamente sul torneo durante le vacanze.
Cosa si aspetta da questi tornei di qualificazione per la sua società?
Come già accennato, auspico per il Ticino – ancor prima che per la mia stessa società – una maggiore coesione. Dopo le divisioni del passato, ritengo fondamentale ritrovare un obiettivo comune: la promozione delle giovani leve. Con grande soddisfazione constato che anche all’interno del club regna un nuovo spirito di unità, arricchito dall’entusiasmo di coloro che mettono la propria esperienza al servizio della comunità.
Questo slancio è un motore prezioso anche per la nostra scuola di scacchi. La ricerca di nuovi allenatori rimane una priorità: il reclutamento di istruttori di base è il punto cruciale per poter offrire nuovi corsi di formazione. Affrontiamo questa sfida con impegno e stiamo valutando diverse possibilità. Nel settore agonistico lavoriamo su più fronti: insieme alla Federazione ticinese di scacchi, per promuovere offerte di allenamento comuni, nonché attraverso nuovi progetti pilota.
Può citare un esempio concreto?
L’invito del Gran Maestro Lexy Ortega a partecipare a una sessione di allenamento durante la Settimana di Ognissanti. Stiamo lavorando ad altre iniziative volte a consentire ai nostri talenti – giovani con un punteggio ELO e una grande voglia di crescere – di continuare a svilupparsi. In definitiva, questo torneo è uno strumento importante, perché è proprio attraverso lo scambio con i coetanei che la passione per gli scacchi può nascere, consolidarsi e trasformarsi in un percorso duraturo.
Ritiene che questi tornei avranno un impatto significativo sul panorama scacchistico giovanile ticinese?
Assolutamente sì. Come già accennato, un evento di questa portata risponde inevitabilmente alle esigenze delle giovani famiglie. Attraverso i vari canali di comunicazione, potranno conoscere il nostro mondo e ricevere informazioni preziose. Inoltre, rappresenta un invito per quei giocatori, compresi i maestri, che magari hanno messo da parte la scacchiera per un po’, a tornare in gioco. Anche per i giovani talenti, che spesso si trovano di fronte alla difficile soglia del passaggio al livello successivo, giocare davanti al pubblico di casa costituisce uno stimolo straordinario. Osservare questi molteplici effetti positivi compensa le innumerevoli ore di lavoro investite in questo progetto. Naturalmente cambieremo la sede, ma il concetto organizzativo si baserà sul modello dell’anno scorso e continuerà a porre un forte accento promozionale sulla città di Lugano.
Ritiene che questi tornei possano contribuire a consolidare la posizione del Ticino nel panorama scacchistico giovanile svizzero?
Si tratta di una questione fondamentale che mi sta particolarmente a cuore. Vorrei ringraziare personalmente la Federazione svizzera di scacchi, in particolare il signor René Hirzel, che ha creduto nel nostro progetto e ci ha dato la possibilità di realizzarlo, così come tutti coloro che hanno contribuito a concretizzarlo. Vorrei sottolineare ancora una volta: questo progetto non è nato per caso, ma è il risultato di due anni di intenso lavoro. Sono convinto che il Ticino abbia acquisito maggiore credibilità e, in un certo senso, sia stato finalmente riscoperto. Ora si tratta di consolidare questo percorso, affinché possiamo conquistarci un posto più significativo a livello nazionale. In passato, a causa della nostra posizione geografica nel sud e dell’obbligo di essere raggruppati con Berna, abbiamo dovuto affrontare difficoltà logistiche e barriere culturali. È indiscutibile che la comunicazione con persone che parlano la stessa lingua e sono geograficamente più vicine faciliti enormemente il dialogo. Grazie alle iniziative in corso e a quelle future, l’importanza del Ticino cresce – a vantaggio dell’intero movimento scacchistico svizzero.
E qual è la posizione del club di scacchi “Le Aquile di Lugano”?
Anche come Aquile di Lugano non rivolgiamo lo sguardo solo agli altri cantoni: stringiamo anche importanti contatti con l’Italia. A breve instaureremo due importanti collaborazioni: una con il team de «Le Due Torri» di Spilimbergo – sede del torneo italiano più prestigioso e di un centro regionale di promozione degli scacchi inaugurato un anno fa – e un’altra con «Il Posto degli Scacchi» di Bra, in Piemonte. In Ticino sta prendendo forma qualcosa che è sempre esistito, ma che finora era rimasto piuttosto a livello regionale. Oggi, grazie alla passione di persone lungimiranti che hanno creduto in questo progetto sin dall’inizio, sta assumendo una forma più strutturata. Non è stata finora una priorità avere una squadra in lega nazionale, ma quest’anno partiremo dalla IV Lega con una squadra, per dare una possibilità, a giovani e meno giovani, di giocare in questo importante campionato. Non abbiamo ambizioni per ora di cercare ad ogni costo vittorie o passaggio di categoria, ma piuttosto dare una possibilità anche agli adulti neofiti di cimentarsi in competizioni di serie.
Quali altri obiettivi si è prefissato come presidente del club di scacchi Le Aquile di Lugano?
Il progetto delle Aquile di Lugano è stato avviato fondamentalmente per offrire ai giovani un percorso nel mondo degli scacchi che vada oltre lo sport e costituisca una vera e propria scuola di vita. Oltre alla nostra scuola di scacchi, che continua a rappresentare l’elemento principale, organizziamo anche attività ricreative collettive – al circo, al cinema o con semplici passeggiate – per rafforzare lo spirito di comunità. Guardiamo al futuro con nuovi obiettivi: dopo aver organizzato per due anni i campionati ticinesi di scacchi lampo e rapidi, lo scorso anno abbiamo introdotto con successo un torneo a squadre. Il nostro obiettivo è consolidare l’appuntamento del giovedì sera al Pestalozzi di Lugano e, in prospettiva, trovare nuove sedi per accogliere altri appassionati di scacchi. Inoltre, collaboriamo con l’Università per coinvolgere i giovani che finora hanno giocato solo online e per aumentare il numero di eventi aperti a tutti. Gli scacchi possono essere scoperti a qualsiasi età e consentono incontri tra persone delle più disparate origini sociali. Abbiamo ancora molte pagine da scrivere.
Cosa l’ha spinta a fondare questo club nel 2023?
Come già accennato, la motivazione iniziale era quella di creare un club su misura per i giovani, incentrato su una propria scuola di scacchi. Il nome è stato scelto – come già accennato sopra – prendendo quello della squadra nata nel 1998.
Nel corso del tempo l’interesse si è esteso anche agli adulti. Insieme al vicepresidente, il Maestro Internazionale Damir, abbiamo dato vita a questo progetto con l’idea di offrire ai giovani una vera e propria «casa». Oggi il club accoglie anche soci adulti e si sta trasformando in una comunità più ampia e intergenerazionale. Oltre a partecipare al campionato ticinese, iscriveremo una nostra squadra nella quarta lega svizzera. Il mio desiderio è inoltre quello di ampliare l’offerta del club con eventi mensili – dalle conferenze alle cene in compagnia a tema scacchistico.»
Quanti soci conta attualmente l’associazione?
74 soci, di cui 45 Under 16. Contiamo sia i soci regolarmente tesserati presso la Federazione Svizzera di Scacchi (32 tesserati), sia circa 15 altri appassionati di scacchi che, per vari motivi, non sono tesserati ma desiderano comunque far parte del progetto Le Aquile di Lugano.
Come si è evoluto il numero dei giovani soci negli ultimi anni?
Si tratta di una domanda complessa, poiché la nostra realtà attuale è ancora giovane ed è stata ricostituita solo nel 2023. Molti dei nostri soci non dispongono attualmente di un punteggio ELO. Per questo motivo non disponiamo ancora di una serie di dati sufficientemente lunga per illustrare un andamento completo. Credo che questa domanda avrà un significato molto più significativo tra qualche anno, quando avremo raccolto dati sufficienti per tracciare un bilancio consolidato del nostro sviluppo.
Da quando la vostra associazione è attiva nel settore giovanile?
Da oltre 27 anni lavoro con i giovani, mentre come detto il Club è stato fondato nel 2023.
Ci sono abbastanza soci attivi per distribuire in modo equilibrato il lavoro all’interno dell’associazione?
Onestamente, la necessità di un sostegno attivo rappresenta una sfida costante. Essendo impegnato in più di venti associazioni, constato che la ricerca di persone disposte a dare il proprio contributo è una sfida universale. Negli ultimi anni, tuttavia, ho avuto la fortuna di costituire un comitato eterogeneo in cui ognuno apporta il proprio bagaglio di esperienze: Leonardo Biondi, ad esempio, è stato determinante per la creazione del portale www.scaccomatto.ch, mentre altri membri si occupano con impegno del lavoro organizzativo dietro le quinte. Inoltre collabora attivamente Aniello De Lucia, che si occupa di tutte le attività collaterali. Sta crescendo anche l’apporto di giovani universitari guidati dal membro di comitato Davide Milani, che ci sostengono nella formazione e nell’assistenza durante i tornei e nella serata del giovedì all’Hotel Pestalozzi. Importantissimo anche il dottore Mauro Macconi, che ogni tanto funge da “Jolly” e quando necessario mi sostituisce. Inoltre ho il supporto del mio team di ART Promotion, in particolare per la realizzazione grafica e la comunicazione. Nel complesso non possiamo lamentarci, ma siamo sempre lieti di accogliere chiunque desideri unirsi a noi e dare il proprio contributo.
Come sono strutturati gli allenamenti per i giovani e chi li guida?
La nostra scuola di scacchi è sotto la mia diretta supervisione in qualità di istruttore FIDE. Gli allenamenti sono strutturati in modo da offrire un equilibrio tra teoria e pratica, con il supporto di alcuni membri del comitato. Introduciamo nuovi corsi per rispondere al livello tecnico in costante aumento e per fornire ai giovani stimoli sempre nuovi e variegati. Organizziamo regolarmente ritiri di allenamento intensivi e intendiamo rafforzare ulteriormente questa direzione in futuro. Inoltre, abbiamo aderito con grande entusiasmo a un progetto della Federazione Scacchistica Ticinese volto a promuovere i migliori talenti della Svizzera italofona. Oltre alle iniziative specifiche delle Aquile di Lugano, da settembre ad aprile sono previsti diversi allenamenti ai quali parteciperanno l’WGM/IM Elena Sedina e il FM Simone Medici.
Recentemente, cinque giovani giocatori de Le Aquile di Lugano hanno partecipato al «Level Up» a Chiavenna, dove hanno avuto modo di confrontarsi con il gran maestro indiano Ramachandran Ramesh. Che tipo di esperienza è stata?
È stata un’occasione preziosa per i nostri giovani per fare esperienza e crescere. Il «Level Up», organizzato da Alfiere Bianco, si è svolto tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Alfiere Bianco è il nostro partner esclusivo, di cui siamo rappresentanti in Svizzera. I ragazzi hanno potuto lavorare con sei maestri di fama internazionale, tra cui il gran maestro indiano Ramachandran Ramesh, ciascuno con una specifica competenza. Il corso ha affrontato in modo integrato sia il calcolo sia gli aspetti psicologici del gioco, offrendo ai ragazzi strumenti diversi e complementari per compiere un vero salto di qualità. Un percorso di questo livello, proposto in lingua italiana, è un’opportunità davvero preziosa e non comune, trattandosi al momento di un unicum.
Ramesh già nel 2023 mi aveva valutato in vista del titolo di FIDE Instructor. Frequentare nuovamente il suo corso e confrontarmi con lui è stato per me fonte di grande ispirazione. Ho potuto raccogliere numerosi spunti che integreremo nel programma della nostra scuola di scacchi. Inoltre, abbiamo partecipato a «Smart Chess», guidato dal gran maestro italiano Luca Moroni. Ho avuto l’opportunità di confrontarmi con lui insieme ad alcuni giovani delle Aquile di Lugano e al membro del comitato Aniello De Lucia. Anche i suoi consigli didattici sono stati per me molto preziosi. È stato particolarmente affascinante analizzare le differenze metodologiche tra l’approccio pedagogico indiano e quello occidentale.
In cosa consistono, concretamente, queste differenze metodologiche? Oppure, per porre la domanda in modo diverso e provocatorio: cosa fanno meglio gli indiani?
Credo che tutte le filosofie e le scuole scacchistiche del mondo portino con sé qualcosa di positivo. In questo preciso momento storico, però, l’India sta dominando a livello giovanile, sia maschile sia femminile, e può vantare anche il campione del mondo. La scuola indiana si rifà a sua volta alle esperienze delle precedenti scuole scacchistiche, ma si distingue soprattutto per l’intensità del lavoro: i ragazzi vengono stimolati a dedicare quotidianamente molte ore all’allenamento. C’è poi un aspetto sociale importante. In India, diventare un buon giocatore di scacchi può rappresentare anche un’opportunità di crescita e di affermazione sociale. Questo porta famiglie e ragazzi ad affrontare un percorso molto impegnativo, con grande determinazione. Negli scacchi, come nello sport in generale, i risultati non dipendono soltanto dal talento, ma anche dallo studio e dalla quantità di lavoro. Ed è proprio sotto questo aspetto che, in questo momento, l’India sembra essere superiore a tutti: propone programmi di allenamento e un impegno quotidiano che nel mondo occidentale difficilmente sarebbero accettati. Da noi le priorità sono naturalmente la scuola e molte altre attività, e gli scacchi vengono dopo. Questo non significa che un approccio sia necessariamente migliore dell’altro: sono semplicemente differenze culturali e metodologiche che, in questo momento, stanno contribuendo ai risultati straordinari ottenuti dall’India.
Collaborate anche con altri club o scuole di scacchi?
Certamente. Le sinergie si sono ulteriormente rafforzate proprio nel corso del torneo di qualificazione. La mia priorità assoluta è la formazione di una squadra giovanile ticinese per i campionati svizzeri giovanili. Una volta comunicato che Le Aquile di Lugano avrebbero partecipato al Campionato svizzero giovanile a squadre, e considerata la volontà di altri club ticinesi di iscrivere a loro volta i propri ragazzi, è stato naturale pensare a un’unica squadra ticinese. Parallelamente, Le Aquile di Lugano – come già accennato – stanno creando una rete di collaborazioni con club scacchistici in Piemonte e in Friuli.
Come valuta l’attuale panorama scacchistico ticinese, in particolare per quanto riguarda le giovani leve?
È innegabile che da molti anni non si vedeva una tale concentrazione di giovani talenti. Oggi abbiamo giocatori che nelle categorie U18, U16, U14 e U12 figurano regolarmente tra i primi 25 in Svizzera. Basti pensare al torneo di Basilea dello scorso anno: tre dei nostri giocatori si sono classificati tra i primi dieci nella categoria U12. Questi risultati confermano la vitalità del nostro movimento scacchistico. Il nostro obiettivo, che condividiamo con la Federazione ticinese di scacchi, è quello di consolidare questa crescita, portare i nostri giovani ai vertici delle classifiche nazionali e aumentare ulteriormente il numero dei giocatori tesserati.
Anche i suoi due figli, Dario (12 anni) e Daniele (10 anni), giocano a scacchi. Che importanza riveste il gioco dei re nella famiglia Camponovo?
Innanzitutto vorrei precisare che anche la mia famiglia, come molte famiglie svizzere, ha vissuto l’esperienza di un divorzio. Ciononostante, gli scacchi rivestono un ruolo centrale e indispensabile nella famiglia Camponovo. Ai miei figli, così come ai miei allievi, non voglio trasmettere solo tecnica e tattica. Il mio obiettivo è trasmettere gli insegnamenti profondi che questo gioco offre: resilienza, etica del lavoro e la capacità di riconoscere parallelismi tra la scacchiera e la vita. È un legame che va oltre la semplice competizione. Ho diverse passioni, ma ritengo che per un padre non ci sia soddisfazione più grande che poter condividere amicizie e percorsi comuni con i propri figli. In questo senso, gli scacchi fungono da straordinario catalizzatore e ci consentono di costruire cerchie sociali e relazioni che possono durare tutta la vita.
In un’intervista al «Mattino della Domenica» ha affermato che negli scacchi il talento da solo non basta. Secondo lei, cosa serve soprattutto per avere successo in questo sport del pensiero?
Vorrei ribadire questo concetto: per raggiungere i vertici, il talento naturale da solo non basta. Ci vuole una disciplina costante, sostenuta da una vera passione e dalla volontà continua di migliorarsi. Il successo è il risultato di impegno, resilienza e duro lavoro – elementi che consentono di costruire risultati solidi e duraturi. Anche la tecnica deve essere continuamente perfezionata, indipendentemente dal livello raggiunto. Personalmente, a oltre 50 anni, mi sento più consapevole e meglio preparato rispetto al passato, sia nel mio ruolo di allenatore che di giocatore – grazie a una formazione continua e al costante approfondimento delle mie conoscenze.
Intervista: Graziano Orsi
David Camponovo personalmente
Residenza: Lugano.
Data di nascita: 9 marzo 1976.
Professione: giornalista.
Hobby: sport, in particolare sci e nuoto, mondo dell’enogastronomia, musica blues e italiana, uno sguardo sul bello della vita.
ELO: 1841.
Club: Le Aquile di Lugano.
Giocatore di scacchi preferito: Bobby Fischer.
Libro di scacchi consigliato: «I fondamenti degli scacchi» di José Raúl Capablanca, «La palestra dei finali» di Mauro Casadei, «Strategia e tattica degli scacchi» di Lisitsyn Georgij.
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