Problemi 36-39/2013

Cosa bevono gli scacchisti.

A Parigi è attualmente in corso l’ultimo torneo del Gran Prix 2012-2013 che stabilirà i partecipanti al prossimo torneo dei candidati che a sua volta designerà lo sfidante per il titolo di campione del mondo. Alla cerimonia d’apertura, come consuetudine per i tornei di questo livello, l’organizzatore ha consegnato ai dodici partecipanti un “piccolo” omaggio/prodotto caratteristico della nazione ospitante che nel caso concreto non poteva che essere una bottiglia di Champagne da consumare preferibilmente dopo e non prima delle partite.

Come per tutti gli sport anche negli scacchi è importantissimo assumere durante la competizione un adeguato quantitativo di cibo e di fluidi. Infatti, il cervello costituisce solo il 2% della massa corporea, ma consuma a riposo il 20% dell’ossigeno e circa il 60% del glucosio.

Su quest’aspetto ogni scacchista ha le proprie preferenze o superstizioni e adotta generalmente sempre la stessa procedura o strategia. Basti pensare all’immancabile aranciata a lato della scacchiera di Magnus Carlsen o alle strane miscele di caffè e coca-cola del tedesco Ralf-Axel Simon (rinforzo del Trubschachen) oppure ai giocatori come per esempio Gianpiero Rossi che preferiscono preparare le loro “pozioni magiche” con cura a casa diffidandosi delle bibite proposte in prossimità della sala di gioco.

Un’inchiesta del 2006 che ha coinvolto 72 IM e GM tra i 18 e i 55 anni (17 donne e 55 uomini) ha rilevato che:

  • il 96% beve regolarmente durante la partita con le seguenti preferenze: 72,1% acqua minerale, 42,6 % caffè, 29,5% te, 23,6% succhi di frutta. Pare che al sondaggio non abbiano partecipato GM Andrej Sokolov, GM Jan Timman e Vladislav Tkaschiev altrimenti la statistica avrebbe avuto un tenore d’alcolemia più elevato.
  • Il 50% degli scacchisti beve solamente quando ha sete e questo in base alle attuali conoscenze neurologiche è errato, perché quando il corpo manifesta il bisogno di bere significa che l’organismo è già all’inizio del processo disidratativo con la conseguenza che il cervello è ormai costretto a occuparsi del corretto contenuto d’acqua negli organi vitali e riduce inevitabilmente la concentrazione per le altre attività meno importanti come quella di stabilire quale è la prossima mossa da giocare.

Se in una delle prossime partite vi capita di commettere un’inspiegabile e clamorosa svista, controllate quanto avete bevuto, perché forse l’errore è dovuto a una leggera disidratazione.

Dopo uno o due sorsi provate a risolvere i problemi delle scheda allegate tratte da recenti tornei.

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